Intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Montagnard”, la rivista free-press di montagna ed outdoor
D (Direttore ): Come inquadreresti in poche parole per i lettori di Montagnard, la questione tibetana, così come maturata e degenerata in questi lunghi decenni?
R ( C.Tecchio ) : Semplice.Un popolo lotta da mezzo secolo per riconquistare l’indipendenza e decidere liberamente il futuro del Paese.
Oggi gli uomini e le donne del Tibet intendono porre fine alla dominazione coloniale cinese che ha già causato la morte di 1.200.000 tibetani ,la distruzione di tutti i più importanti luoghi di culto,la deportazione di 800.000 pastori nomadi e contadini,l’emarginazione politica e sociale dei nativi.
D: Qual è, attualmente, la situazione in Tibet dopo le manifestazioni e gli scontri di Marzo?
R : Drammatica.
Ogni manifestazione è brutalmente repressa e si cerca di cancellare la stessa identità tibetana.
I tibetani in rivolta sono stati lasciati soli e non possono contare che sulle loro forze.
Ma non rinunceranno a battersi perché non hanno più nulla da perdere.
D : Quale la situazione in Cina, sia sotto l’aspetto politico che per quello dei diritti umani, a poco tempo di distanza dai Giochi Olimpici?
R : Da quando la Repubblica Popolare Cinese si è vista assegnare i Giochi la situazione si è a tal punto deteriorata da ricordare , sotto molti aspetti, quella della rivoluzione culturale.
L’organizzazione e la gestione dell’evento olimpico è diventato un pretesto per aumentare ancora il controllo sociale,reprimere il dissenso,deportare milioni di persone dai centri urbani.
D : Cosa puoi dire della posizione del governo tibetano in esilio?
R : La “realpolitik” dei burocrati di Dharamsala si è rivelata un fallimento gravido di drammatici sviluppi,che ha spinto alla disperazione quanti speravano potesse assumere la direzione politica dell’insurrezione e costringere così il partito comunista cinese a qualche concessione.
Non avendo una strategia oggi si limitano a chiedere una “autonomia culturale” che non sconvolga gli assetti istituzionali cinesi e non turbi la comunità internazionale.
D : Ci sono posizioni divergenti da quella del governo all’interno della comunità tibetana?
R : Nel Tibet occupato la stragrande maggioranza dei tibetani ,sia laici che religiosi,rivendica l’indipendenza e non certo l’autonomia”culturale”.Gli uomini e le donne del Tibet chiedono libertà e giustizia.
Nell’esilio tutte le più importanti ONG della diaspora tibetana hanno dato vita al Movimento Insurrezionale del Popolo Tibetano che rivendica l’indipendenza del paese delle nevi.
D : E cosa a proposito di quella internazionale, andando dagli USA all’Europa, per finire con tutti gli altri?
R : L’Europa non vuole sostenere il diritto all’autodeterminazione del popolo tibetano e si limita a lanciare qualche appello al ”buon cuore” dei comunisti cinesi. E lo fa soltanto per dare una risposta,parziale e limitata,alle sollecitazioni dell’opinione pubblica europea che chiede a gran voce un intervento autorevole che possa almeno fermare la repressione.
Gli Stati Uniti dal canto loro non vanno oltre la generica condanna degli “abusi”commessi dal regime e non intendono fare nulla di concreto.In vista delle presidenziali nessuno vuole infatti rischiare di perdere consensi o , peggio, il sostegno delle multinazionali che finanziano la campagna elettorale dei candidati.
Mentre l’ONU e il suo Consiglio di Sicurezza sono ostaggio della Cina e , anche volendo, non possono fare assolutamente nulla.
D : Cosa pensi del boicottaggio dei Giochi Olimpici cinesi del prossimo Agosto?
R : Come ben sai siamo stati i primi a batterci contro l’assegnazione dei Giochi a Pechino.
A Giochi ormai assegnati abbiamo quindi lanciato una campagna internazionale per il boicottaggio culminata con lo sciopero della fame ad oltranza di Torino 2006.
Ma se nel febbraio 2006 eravamo come stiliti nel deserto ad invocare il boicottaggio dei Giochi, oggi rileviamo con soddisfazione che anche alcuni politici ed alcune istituzioni intendono attuare una qualche forma di protesta durante l’evento olimpico.
D : Cosa può fare in concreto l’Europa a tuo avviso?
R : L’Europa potrebbe giocare un ruolo determinante ma oggi non c’è la volontà politica di confrontarsi con la superpotenza cinese.
Gli interessi economici e finanziari prevalgono su qualsiasi altra considerazione e le patetiche risoluzioni del Parlamento Europeo non si traducono mai in azione diplomatica della Commissione.
D : Cosa pensi delle imprese europee che continuano ad intrattenere come se nulla fosse rapporti commerciali inalterati con l’economia cinese?
R : Le imprese non hanno altro interesse che il profitto.
Addirittura subappaltano molte lavorazioni ai Laogai, i gulag cinesi dove sono detenute milioni di persone, per ridurre ancora il “costo” del lavoro.
Le multinazionali sono diventate il motore dello sviluppo cinese e contribuiscono alla stabilità economica e politica del paese.
D : Hai delle iniziative particolari da proporre ai lettori di Montagnard per portare solidarietà in questo periodo alla causa tibetana?
R : Tutti possono possono sostenere, in qualche misura,la lotta di liberazione del Popolo Tibetano.
Dipende da quanto tempo,da quante energie,da quanto denaro intendono investire.
Dalla semplice esposizione della bandiera tibetana al balcone di casa sino al boicottaggio del “made in China”,
Si deve poi mantenere viva l’attenzione, e la tensione, su quello che accade nel Tibet occupato facendo in primo luogo circolare l’informazione e denunciando le atrocità commesse dal partito comunista cinese.
D : Pensi che la questione tibetana abbia in qualche modo a che fare anche con una questione ambientale? Il Dalai Lama ha spesso citato un problema ambientale nel Tibet invaso dai cinesi. Cosa vuole dire?
R : L’ambiente tibetano è ormai compromesso ed i tibetani lo sanno bene.
I colonizzatori hanno anche fatto scempio di luoghi la cui sacralità è ben nota.Deforestazione ,sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali ed inquinamento hanno modificato , forse in modo irreversibile, l’ecosistema dell’intera area.
Sito : http://www.montagnard.net
