Una giornata storica

Qualche nota a margine della visita di Hu Jintao in Italia

 “Una giornata storica” ,E.Marcegaglia

Hu_Jintao_2004

Il primo atto della tragica farsa è iniziato domenica mattina all’aeroporto di Fiumicino dove,accanto alle truppe cammellate cinesi ,c’era il ministro D’Urso a fare gli onori di casa.

Un primo,timido, assaggio di quell’accoglienza trionfale che poi  tutti i rappresentanti delle nostre istituzioni avrebbero riservato al boia di Pechino.

Business as usual

L’indomani Hu Jintao viene accolto da una folla festante di banchieri,capitani d’industria,politici  e affaristi di ogni risma in famelica attesa di poter sottoscrivere contratti milionari.

Anche quegli stessi imprenditori che sembravano,sino a ieri,  giustamente lamentare la concorrenza sleale cinese oggi nel coro  plaudono allo shopping del regime e con leggerezza suicida si apprestano a trasferire altro know how  e nuova tecnologia alle aziende di stato controllate dal Partito Comunista Cinese.

Particolarmente eccitati i dirigenti di FIAT Auto che anche grazie al contratto firmato con i cinesi tra qualche anno potranno finalmente  fare a meno di assemblare autovetture negli stabilimenti italiani.

Mentre una pletora di piccoli imprenditori hanno poi dovuto subire lo smacco dell’improvviso cambio di programma che li ha così privati della possibilità di raccogliere qualche briciola caduta dal tavolo fastosamente imbandito dagli abili mercanti cinesi.

 I “fatti di Urumqi”

Come durante i “fatti di Ungheria” Napolitano si è congratulato con gli assassini fingendo  di non sapere cosa in realtà stesse accadendo  in quelle ore nella colonia cinese del Turkestan Orientale.

Nelle stesse ore in cui i carri armati soffocavano nel sangue la rivolta studentesca ad Urumqi il boia di Pechino veniva accolto con tutti gli onori dal nostro Presidente.(Dobbiamo solo augurarci che quella  notte non abbia “bevuto un bicchiere in più” come aveva fatto, a detta del compagno Ingrao,  nella ormai lontana notte del 1956).

Fatto il “lavoro sporco”il nostro Premier Berlusconi ,da vero istrione, ha così potuto dedicare tutti i suoi “discorsi”ad amenità diverse  ,non perdendo l’occasione per ricordare agli amici cinesi “che il nostro Bel Paese si aspetta di vederli tornare ,e più numerosi, come turisti”.

Sempre pronto a fare dell’anticomunismo d’accatto,sparando sulla croce rossa della sinistra radicale italiana,l’impavido Cavaliere,il paladino delle libertà, è riuscito a non dire una sola parola che potesse infastidire il” Partner Strategico”cinese.

Che tristezza !

 “Sarebbe auspicabile che i nostri enti locali non irritassero con inutili iniziative la delegazione cinese” ,C.Romiti,Luglio 2009

 Non sono invece bastate le velate minacce di Romiti ai responsabili degli Enti Locali,rei di aver più volte “irritato” i gerarchi con gesti “irresponsabili”,ad impedire al giovane e coraggioso Sindaco di Firenze di esprimere il suo disgusto per le servili manifestazioni di giubilo di alcuni suoi concittadini.

Al contrario Alemanno ,che aveva appena fatto archiviare la copia della cittadinanza onoraria conferita al Dalai Lama ,forse stregato dalla maledizione del Campidoglio ha voluto essere “anche”con i comunisti cinesi.

Colpirne uno

Durante la passeggiata a San Marco ( Venezia ) un fotoreporter è stato preso a calci, altri sono stati insultati, spinti e strattonati. A tutti , mantenuti con la forza a notevole distanza da Hu Jintao, è stato impedito di fare il proprio lavoro, ovvero di documentare la visita del presidente.

Persino l’Ordine dei giornalisti del Veneto ha dovuto esprimere solidarietà ai  fotogiornalisti che sono stati oggetto di atti di intimidazione e violenza da parte degli agenti cinesi e di un esponente delle forze dell’ordine italiane, addetti alla sicurezza del presidente della Repubblica Popolare Cinese .

“Si tratta di un fatto grave, accaduto peraltro in un momento in cui non vi erano situazioni di pericolo, né tensioni – ha denunciato il presidente dell’Ordine regionale, Gianluca Amadori – E’ un episodio inaccettabile e presenteremo formale protesta per il trattamento riservato ai giornalisti, sollecitando l’apertura di un’inchiesta“.

 E le cose non sono andate meglio a Firenze ,dove ad attendere Hu Jintao c’era il ministro Bondi.

Una pattuglia di tibetani ha inutilmente cercato di avvicinarsi al Grande Statista ma sono stati prima tenuti a debita distanza e poi fermati per accertamenti,trattenuti per ore in questura,passibili di denuncia per”manifestazione non autorizzata”.

Non c’è che dire,è stata davvero una giornata storica che i patrioti uyghuri e tibetani non dimenticheranno facilmente.

Claudio Tecchio

Pubblicato in: on luglio 12, 2009 at 2:58 pm  Lascia un commento  

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